• Via Del Banco di S. Spirito 42, 00186 Roma
  • Tel: +39 0645548481
  • Email: segreteriagnosis@gnosisforense.it
Seguici su:

Blog

Specializzazioni: a chi piace il gioco dell’oca?

Il ricorso al Tar dell’Ordine degli avvocati di Roma contro il Dm 163/2020

 

La correzione del Regolamento per il titolo di avvocato specialista ha richiesto oltre cinque anni di tempo.
E già si annunciano nuovi ricorsi al Tar da parte degli stessi grandi Ordini territoriali, a cominciare da Roma, i
quali, insieme ad alcune associazioni, avevano impugnato con successo la prima versione dell’elenco dei settori di
specializzazione. Questa volta appare ancora maggiormente evidente che la contrarietà riguarda il principio stesso
delle specializzazioni, più che le pretese carenze di un regolamento che la stessa legge professionale – inattuata da
otto anni – prevede possa essere sempre modificato e aggiornato.

Le obiezioni del Coa di Roma (nella delibera 4 febbraio 2021) non riguardano tanto le modifiche
apportate dal Dm Giustizia 163/2020 al Regolamento originario, approvato con Dm 144/2015; quanto la stessa
legge professionale 247/2012. La critica di fondo riguarda il ruolo delle associazioni specialistiche, che in realtà è
riconosciuto dalla legge, non dal regolamento e tantomeno dalle recenti modifiche. L’articolo 29 della legge
professionale stabilisce che gli ordini territoriali promuovono «l’organizzazione di corsi per l’acquisizione del
titolo di specialista, d’intesa con le associazioni specialistiche» riconosciute dal Cnf quali maggiormente
rappresentative. Se si ipotizza l’illegittimità della normativa, non sarà certo il Tar a poter valutare questo profilo,
estraneo al regolamento.

Si contesta poi l’articolazione di tre settori di specializzazione in indirizzi. Ed è l’unico profilo che
riguarda il Dm 163/2020. Sono gli stessi tre ambiti (civile, penale e amministrativo) di cui si criticava, nel testo
del 2015, lo spacchettamento in vari settori (civile), ovvero il loro eccessivo accorpamento. La soluzione ora
adottata può essere opinabile ed è ovviamente migliorabile, ma nel frattempo sarebbe molto più opportuna la leale
collaborazione fra tutte le componenti forensi, per attuare finalmente le specializzazioni, verificare sul campo la
funzionalità e gli eventuali difetti della disciplina, e consolidare un profilo condiviso da tutta l’avvocatura: la
specializzazione e le scuole di Alta formazione devono essere soprattutto forensi, cioè basate sull’esperienza e
sull’esercizio della professione.

L’Ordine di Roma ha criticato il provvedimento, scritto da «solerti addetti ministeriali» che lo avrebbero
«imposto dall’alto in modo dirigista». Appare allora opportuno ricordare le tappe del lungo iter di approvazione –
che ha ripetutamente coinvolto l’avvocatura e in particolare le istituzioni forensi, Ordini territoriali compresi –
iniziato il 24 maggio 2018, quando il ministero della Giustizia ha trasmesso al Cnf, per il parere, lo schema delle
modifiche regolamentari, con i settori già corrispondenti al testo definitivo e gli indirizzi che subiranno
pochissime variazioni e integrazioni; seguìto dalla consultazione telematica fino al 12 luglio 2018, rivolta agli
Ordini, alle unioni regionali e alle associazioni forensi (specialistiche e non), all’esito della quale, il 10 ottobre, il
Cnf ha formulato un parere con osservazioni sul testo poi inviato al Consiglio di Stato, che ha disposto l’audizione
sia del ministro della Giustizia sia del Cnf (avvenuta il 23 maggio 2019), e richiesto l’Analisi di impatto della
regolamentazione, redatta dal ministero all’esito di un’ampia consultazione (istituzionale, economico-sociale e

ordinistica) sui servizi legali specializzati. Le commissioni Giustizia di Camera e Senato hanno proposto
limitatissime integrazioni dei settori (non accolte dal governo) senza alcuna obiezione sulla articolazione in settori
e indirizzi di specializzazione. In sostanza l’intera avvocatura, le sue istituzioni rappresentative e le espressioni
associative, sono state coinvolte in tutti i passaggi e hanno avuto la possibilità di partecipare alla nuova versione
del Regolamento sul titolo di avvocato specialista.

Cittadini e imprese chiedono alta formazione e servizi legali specializzati, tanto più in un momento di
grave crisi (che coinvolge larghe fasce di avvocati) e nella prospettiva dei profondi cambiamenti che si
annunciano in Italia e nel mondo. Il più grande ordine forense d’Europa, anziché contribuire a indirizzare e
sostenere la formazione dei colleghi, soprattutto dei giovani (che sono la grande maggioranza degli iscritti agli
ordini), ostacola l’attuazione della legge professionale con l’ennesimo ricorso al giudice amministrativo.
Non resta che confidare nella considerazione che il Tar vorrà riservare all’avvenuta conformazione del
Regolamento al parziale annullamento disposto nel 2016 e confermato dal Consiglio di Stato nel 2017; e al lungo
confronto con la sezione consultiva dello stesso Consiglio di Stato, che ha vigilato sulla adeguatezza delle
modifiche, esprimendo infine parere favorevole. E sperare che il ministero, nonostante il passaggio di governo,
voglia al più presto istituire le commissioni indispensabili per attuare la riforma: dalla redazione delle Linee guida
per le scuole di Alta formazione, al riconoscimento della “comprovata esperienza”.

Roma-Milano, 9 febbraio 2021

Lascia un commento

Your email address will not be published.

You may use these <abbr title="HyperText Markup Language">html</abbr> tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*