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NO agli educatori in divisa

Pubblichiamo il documento dell’Osservatorio Carcere in merito al disegno di Legge n. 1754, che prevede l’accorpamento dei funzionari giuridico–pedagogici del DAP del Ministero della Giustizia ai ruoli tecnici del Corpo di Polizia Penitenziaria

Apprendiamo della discussione, in sede redigente, presso la Commissione Giustizia del Senato del disegno di legge n. 1754 a firma dei Senatori D’Angelo, Riccardi, Romano, Angrisani, Donno e Leone, che prevede l’accorpamento dei funzionari giuridico–pedagogici del DAP del Ministero della Giustizia ai ruoli tecnici del Corpo di Polizia Penitenziaria.

La relazione illustrativa invoca l’esigenza di conferire maggiore effettività alla funzione rieducativa della pena, ostacolata da frequenti dispute tra istanze di risocializzazione e istanze di sicurezza fra tutti gli operatori penitenziari dell’esecuzione penale intramuraria, in ragione di un assetto organizzativo dicotomico dei profili professionali, che coinvolge nell’attività di osservazione e trattamento dei detenuti sia il personale di Polizia Penitenziaria, sia i funzionari dell’Area giuridico – pedagogica.

L’accorpamento dei secondi nei ruoli tecnici della Polizia Penitenziaria – secondo i proponenti – perseguirebbe la finalità di garantire una maggiore armonia ed un’osmosi culturale professionale tra il personale di polizia penitenziaria ed i funzionari giuridico pedagogici.

In realtà, siamo preoccupati per l’evidente rischio che la dichiarata finalità dell’armonizzazione possa comportare una pericolosa e distorta omologazione dei funzionari giuridico pedagogici alla Polizia Penitenziaria, con l’inevitabile conseguenza di rafforzare l’istanza securitaria, prevalente nel corpo di polizia, in danno della istanza di risocializzazione scolpita nella nostra Costituzione.

Il trattamento rieducativo rappresenta un principio cui deve tendere l’impegno quotidiano di ogni singolo operatore, compreso quello del personale di polizia penitenziaria, non più legato in maniera esclusiva alla sicurezza e al controllo. Un passaggio, quindi, opposto rispetto a quello disegnato nella proposta di legge in questione.

E’ vero, come scrivono i proponenti, che il punto 79 delle “Regole Penitenziarie Europee” prevede il godimento delle stesse condizioni e benefici economici tra gli operatori penitenziari in senso lato ed il personale di polizia penitenziaria, ma è altrettanto vero che proprio le stesse “Regole Penitenziarie Europee” segnalano, più volte, la netta separazione tra i diversi operatori professionali e soprattutto, al punto 71, l’autonomia della gestione degli istituti penitenziari “dall’esercito, dalla polizia e dai servizi di indagine penale”

In buona sostanza, se occorre valorizzare la professionalità dei funzionari giuridico pedagogici anche attraverso riconoscimenti morali ed economici, non si comprende come mai tutto ciò debba essere perseguito attraverso il loro passaggio al Comparto Sicurezza o, addirittura, costringendo queste professionalità, che nulla hanno a che vedere con le funzioni tipiche della Polizia, ad indossare una divisa.

Ancora meno comprensibile appare la previsione, nella proposta di legge in discussione, della riserva di un quinto dei posti disponili nel citato ruolo tecnico al “personale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria”, attribuendo, addirittura, a parità di merito, titolo di preferenza alla citata appartenenza.

Preoccupa, in buona sostanza, il pericoloso salto nel passato che una simile proposta di legge rappresenterebbe, tradendo l’ispirazione progressista che indusse, con la riforma dell’Ordinamento penitenziario di circa quarant’anni fa, a prevedere figure professionali diverse da quelle in divisa, per accompagnare i detenuti nel loro percorso trattamentale.

Inquieta, infine, il fatto che una decisione così grave – che ignora la complessità di un risalente dibattito su questi temi (basti pensare alle forti obiezioni che analoghe proposte avevano incontrato, qualche anno addietro, nel pertinente tavolo degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale) – sia stato calendarizzato in Commissione Giustizia in sede redigente, con il rischio di una mortificazione anche del dibattito parlamentare.

Se davvero siamo in presenza di dispute tra le istanze securitarie e quelle risocializzanti, si apra un confronto a più voci, convocando un tavolo di discussione tra operatori, esperti di settore e mondo accademico per valorizzare e rendere il giusto riconoscimento economico e professionale alla funzione svolta dal personale educativo senza alcuna militarizzazione

Roma, 19.11.2020

L’Osservatorio Carcere UCPI

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